R: Qualcuno ha sostenuto che succede così perché il corpo, oltre a spendere per creare i movimenti della corsa, deve provvedere anche ad aumentare la temperatura corporea. Se si sta fermi, è vero che al freddo il corpo deve produrre calore; ma se si corre la quantità di calore che si produce è molto abbondante ed è più chesufficiente anche per mantenere la temperatura interna nella norma; anzi, la fa anche salire. Dunque non si consuma una quantità maggiore di calorie. Semmai si può sentire freddo nelle parti del corpo in cui la superficie è molta in rapporto al volume, come orecchie, mani e naso. E’ importante coprirle bene.
D: Non va neppure aumentato il consumo di grassi se si è rimasti a lungo esposti al freddo?
R: Assolutamente no. Questa credenza nasce dal fatto che, quando trasporto e conservazione dei cibi freschi erano difficili, in inverno nelle località più fredde si consumavano grassi in abbondanza, poiché ce n’erano molti nei cibi disponibili in quel periodo. Ma le percentuali di carboidrati, proteine e grassi devono rimanere le stesse tutto l’anno, per esempio nel rapporto 40/30/30, come nella zona .
D: L’alimentazione e l’integrazione, allora, non vanno cambiate quando si corre al freddo?
R: Le calorie devono rimanere uguali a parità di chilometri compiuti. La differenza riguarda solo il recupero di acqua e minerali persi con il sudore poiché con il freddo la produzione di sudore c’è sempre, ma è ridotta. L’apporto di acqua, sodio, potassio e magnesio può essere inferiore; ma, se si corre a lungo, queste sostanze vanno comunque reintegrate assieme ai carboidrati.
Prof Enrico Arcelli