D: Succede ancora oggi che, per rientrare nei limiti di categoria, i pugili si sottopongano, come in passato, a trattamenti (saune, diete estreme…) che poi li fanno salire debilitati sul ring?
R: Oggi i migliori atleti sono seguiti da specialisti che studiano quant’è la quantità di grasso corporeo in eccesso e quali sono i tempi necessari per eliminarla. Sono poi programmate diete che in qualche caso vanno seguite per mesi e, quindi, da un lato devono garantire la massima efficienza possibile, dall’altro lato devono mirare a fare sì che, a parità di calorie, diano un buona sazietà. Da questo punto di vista, la zona si è dimostrata molto efficace.
D: Quali sono i fattori che determinano la sazietà?
R: Per la sazietà a breve termine, quella che fa smettere di assumere cibi mentre si è ancora a tavola, sono utili per esempio gli alimenti a bassa densità calorica, ossia che danno poche calorie in tanto volume, come verdura e frutta. Per quello che riguarda la sazietà a lungo termine, quella che fa mangiare meno al pasto successivo, vanno molto bene le proteine, mentre sono da prendere in quantità ridotte i cibi ad alto indice glicemico, cioè ricchi di carboidrati che sono digeriti e assimilati velocemente, come pane, riso, pasta, dolci eccetera.
D: Una buona dose di proteine serve anche per far sì che i muscoli del pugile siano molto efficienti?
R: Sì, ma non è vero che i pugili ne debbano prendere quantità enormi: ne bastano 1-1,2 grammi di proteine per chilo di peso (70-84 grammi in un atleta di 70 kg), cioè quante ne mangia normalmente una certa percentuale di italiani. E’ importante però che siano ben distribuite lungo la giornata e non tutte concentrate in uno o due pasti.