L’allenamento intermittente si basa sull'alternanza di fasi di lavoro e di recupero con rapporti variabili compresi tra i 10" di lavoro ad alta intensità con 10" di recupero fino ad arrivare al 30" + 30". Esso può essere utilizzato per gli sport di squadra, la corsa, il ciclismo, la MTB, il nuoto, lo sci.
Fase di lavoro: potenza e intensità
Questa moderna metodica di allenamento consente di aumentare il massimo consumo di ossigeno, che rappresenta la capacità di produrre energia da parte del sistema aerobico. Si hanno quindi miglioramenti della potenza aerobica.
La scelta dell’intensità di lavoro
Il punto cruciale del lavoro intermittente è sicuramente la scelta dell'intensità con cui si svolgono le variazioni. Come indicazione generale si può affermare che tanto maggiore è la durata tanto minore deve essere l'intensità di lavoro. La frequenza cardiaca deve in ogni caso superare la frequenza della soglia anaerobica di 5-8 battiti al minuto.
Fase di recupero
Oltre alle "componenti centrali" (cioè cardiocircolatorie), il parziale recupero concesso alle fibre muscolari, durante la fase di non-lavoro permette lo sviluppo delle "componenti periferiche" della resistenza (adattamenti enzimatici, capacità di tamponare l'acido lattico).
Il defaticamento
Prima di terminare l'allenamento svolgere un recupero attivo continuando a correre o a pedalare ad un intensità pari circa al 65% della frequenza di soglia. Questa particolare modalità di recupero permette, inoltre, di potenziare la capacità di utilizzo dell'acido lattico, prodotto dalle fibre coinvolte dall'esercizio, da parte di quelle fibre non che non sono state impegnate durante la ripetizione.